Documento programmatico presentato in assemblea regionale 23_06_2014

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Segreteria Regionale Partito Democratico dell’Umbria
Assemblea Regionale 23 giugno 2014

TORNIAMO A VINCERE
con un partito rinnovato, radicato e protagonista

1) Il risultato delle elezioni amministrative ha messo in luce la difficoltà di far transitare a livello locale il messaggio di speranza contenuto nel voto al PD a livello nazionale. Serve un partito capace  territorialmente di esprimere al meglio la fase nuova che a livello nazionale il nostro segretario Renzi ha dimostrato di saper interpretare, guidando il PD alle europee al miglior risultato della sua storia.

A) Riorganizzazione dei circoli, sia a livello territoriale sia tematico. Non possiamo più permetterci strutture obsolete, con dibattiti anacronistici ed incapaci di essere punto di riferimento per i nostri elettori nel territori.
B) Compatibilmente con le risorse a disposizione, promuovere una forte campagna di tesseramento. A chi ci chiede rinnovamento e una nuova classe dirigente dobbiamo chiedere un impegno diretto, per costruire progressivamente sia nei territori, che a livello provinciale e regionale la cultura e la militanza del e nel Partito Democratico, rispetto alle vecchie e antiche appartenenze.
C) Riorganizzazione dei livelli territoriali del PD, tenuto conto della necessaria armonizzazione con le riforme istituzionali in cantiere sia a livello regionale sia nazionale, per consentire un dibattito politico sempre più a “misura di territorio” e un profilo decisionale compatibile con i costituendi assetti istituzionali.
D) Istituzione di un confronto continuo con i nostri livelli istituzionali, in particolare attraverso una conferenza permanente dei Sindaci e una conferenza dei Parlamentari Umbri.

2) La fase nuova della Regione Umbria è alle porte. Costruiremo insieme la proposta politica e di governo da presentare ai cittadini. Dopo l’estate avvieremo un percorso serio di confronto dentro e fuori al partito, tenuto conto della necessità di evitare logoramenti interni e speciosi utili solo ad indebolire il PD e le sue leadership, che culminerà con un grande di momento di condivisione entro la fine dell’anno con la società umbra per la costruzione politica e programmatica del progetto Umbria 2015-2020.

Una Regione semplice e veloce.
5 mesi per 5 riforme.

L’efficienza dei servizi resi agli umbri si misura sulla capacità di riorganizzare un sistema amministrativo regionale semplice, snello e veloce. Innovazione e semplificazione della burocrazia per renderla amica dei cittadini e vicina alle imprese, opportunità e non ostacolo sono una sfida imprescindibile anche per il Partito Democratico dell’Umbria. Allo stesso tempo la snellezza della nostra pubblica amministrazione deve necessariamente accordarsi alle dimensioni, nonché diventare un fattore di efficienza in grado di elevare la competitività economica della nostra Regione. In questi anni è stato avviato un lavoro significativo, in particolare sulla riduzione e semplificazione della macchina organizzativa della macchina amministrativa territoriale ed in particolare regionale, sulle politiche legate all’innovazione tecnologica (dotandoci per primi a livello nazionale di un’agenda digitale e promuovendo l’infrastrutturazione del territorio regionale, così da creare le premesse per il collegamento in fibra ottica delle PA dell’Umbria) e sulla spesa razionale della Sanità (diventando punto di riferimento nazionale – Regione Benchmark): occorre completare il lavoro attraverso il completamento dei processi riformatori avviati, per presentarci più forti all’appuntamento elettorale dell’anno prossimo. Per questo la segreteria regionale del Partito Democratico dell’Umbria intende avviare una discussione negli organismi dirigenti, nei dipartimenti e tra la società regionale sulle seguenti proposte da centrare nei prossimi mesi di legislatura regionale.

1) Approvare una nuova legge elettorale regionale che abolisca il “listino”, confermi l’elezione diretta del Presidente, con un sistema proporzionale che preveda un  premio di Governabilità attribuito con il  metodo d’Hont.

2)Ripensare le istituzioni della Repubblica, favorendo il processo di razionalizzazione dei servizi e di riduzione dei costi in ambiti gestionali più adeguati, in considerazione ed in coerenza della nuova riforma del Titolo V e della definitiva abolizione delle province, in corso di attuazione in Parlamento. Ciò che vogliamo è un “nuovo inizio” che rimette al centro le persone e offra ai cittadiniun’amministrazione pubblica semplice, più ordinata, organizzata secondo il criterio del risultato (e del merito) con una Governance che stabilisca in modo chiaro quali sono i compiti e le responsabilità di ciascuna amministrazione, garantendo al tempo stesso l’ottimale allocazione delle risorse umane coinvolte nel processo di riforma. Obiettivo finale di medio termine sarà un sistema istituzionale umbro leggero e semplificato per cittadini ed imprese, all’insegna dello slogan un ente, una funzione, una risorsa.

3) Sanità: definire un piano straordinario di abbattimento delle liste di attesa e accelerare il processo di integrazione delle aziende ospedaliere di Perugia e Terni, a compimento dell’azione regionale di riorganizzazione del servizio sanitario regionale.

4) Innovazione e digitalizzazione: occorre sfruttare completamente le potenzialità legate alla e infrastrutture digitali già realizzate, evitando di sottoutilizzare una grande risorsa a disposizione. Allo stesso tempo occorre attuare le missioni dell’agenda digitale dell’Umbria, previste nel Piano Triennale 2014/2016. La recente approvazione della Legge regionale in materia di ICT ha ridotto ad una le partecipate, efficentando il sistema e ponendo un tetto agli stipendi dei dirigenti delle partecipate introducendo la Centrale Regionale Acquisti in sanità, rappresentando un eccellente inizio che però impone un altrettanto spedito percorso sul versante della cittadinanza e dei diritti esigibili con il digitale (carta di identità digitale per l’accesso a tutti i servizi PA, compresa la fatturazione elettronica già avviata ed i pagamenti elettronici),  qualità della vita e salute con il digitale (digitalizzazione coraggiosa sanità: come la già introdotta ricetta elettronica ed il fascicolo sanitario elettronico, o le prenotazioni online da casa etc.).

5) Accelerare l‘istituzione di un Ambito Unico Regionale quale autorità in tema di gestione delle risorse idriche e di rifiuti, avviando contestualmente il percorso per la creazione di una società unica regionale per la gestione delle reti idriche che assorba tutte le società oggi esistenti e del gestore unico dei rifiuti attraverso una società mista pubblico-privato.

IL LAVORO

Il lavoro resta il grande tema di discussione dell’agenda politica regionale. L’Umbria ha vissuto con qualche anno di ritardo la difficile crisi congiunturale nazionale e globale, manifestando comunque una tenuta anche nel biennio 2012/2013 delle aziende di “grandi dimensioni” e di quelle che hanno saputo orientarsi verso i mercati esteri. In particolare, anche nella nostra regione i segmenti produttivi trainanti restano quelli che investono in Ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie, dall’altro rimangono inalterate ed a volte rafforzate, come dimostrano i dati positivi sull’export, le ragioni della competitività delle imprese di quei settori che come nel caso dell’agrifood e di comparti caratterizzanti il Made in Italy rappresentano un pezzo essenziale della matrice produttiva della regione. Questa tenuta però non ha frenato la contrazione dei tassi di occupazione e l’incremento del tasso di disoccupazione. Tali variazioni, essendo meno negative di quelle vissute da altre regioni, hanno leggermente migliorato nel 2012 il posizionamento dell’Umbria nel contesto italiano, dove occupa il nono posto nella graduatoria dell’occupazione e della disoccupazione a fronte dell’undicesimo dell’anno precedente Con riferimento al 2013  il tasso di occupazione 61,1% mantiene un vantaggio superiore ad un punto verso la media della ripartizione del centro Italia  (59,9%) accusando, però, un gap di 3 punti da quella del Nord (64,2%, -0,8 punti). Dall’inizio della crisi gli occupati si sono ridotti di oltre 18.000 unità senza considerare i lavoratori in cassa integrazione straordinaria o in deroga a 0 ore che di fatto sono molto vicini all’espulsione dal mercato del lavoro. La disoccupazione è salita a quota 42.000, ossia 23.000 unità al di sopra del livello del 2008 quando raggiunse le 19.000 unità. Il tasso di disoccupazione  è salito dal 9,8% del 2012 al 10,4% del 2013. Da rammentare che prima della crisi ossia al 2008 il tasso di disoccupazione si collocava al 4,6%. La tenue ripresa economica che si prospetta per il 2014 sarà con tutta probabilità sarà una ripresa jobless recovery, ovvero una ripresa senza nuovi posti di lavoro. A questo si lega il portato della crisi in termini di uscita dal mercato di un numero molto elevato di imprese spesso strutturate mentre le nuove imprese complice la condizione economica  trovano un contesto difficile in cui operare e svilupparsi segnalando altresì una limitata incidenza di imprese innovative e le start up tecnologiche. Per questo, i prossimi mesi dovremo elaborare un vero e proprio PIANO STRAORDINARIO PER L’OCCUPAZIONE. Non si tratterà delle solite proposte unilaterali, ma di un percorso che passa attraverso la consultazione delle parti sociali, per arrivare ad una strategia condivisa di sviluppo.  L’attenzione sarà focalizzata su pochi punti, seguendo il principio di “concentrazione” delle risorse, ovvero su interventi di qualità, che puntino sul rilancio della produttività e competitività delle nostre aziende ma anche sul mantenimento e sulla creazione di nuova occupazione. Sarà poi fondamentale orientare verso queste proposte la nuova ed imminente programmazione dei FONDI EUROPEI 2014/2020, in vista della  elaborazione dei programmi operativi regionali (POR). È del tutto evidente che il successo di questa iniziativa dipende in maniera determinante anche da condizioni esogene al sistema regionale:

– crescita economica;
– recupero di produttività e di efficienza del sistema paese;
– superamento intelligente delle politiche di austerità a livello dell’Unione Europea
– impatto delle grandi crisi industriali che interessano la regione e che spesso trovano la loro causa in fenomeni  e decisioni esterne alla regione

E tuttavia il messaggio di fiducia e di speranza di un’iniziativa regionale che guarda e parla al futuro, ai giovani come a chi il lavoro lo ha perso o rischia di perderlo rappresenta un cambio di passo che deve tuttavia  poggiarsi su obiettivi concreti, misurabili e comunicabili. D’altro canto è anche necessario evitare il rischio opposto ossia  attribuire  alla Regione il cui ruolo è comunque ritenuto centrale dalla società umbra, funzioni e responsabilità e missioni che comunque non potrebbe sostenere. Resta per questo fondamentale mantenere vivo il collegamento e l’interlocuzione prioritaria con il Governo Renzi.

Di seguito i 6 pilastri fondamentali del Piano che andranno implementati:

1. Rafforzare gli strumenti già sperimentati per il supporto alle transizioni tra sistemi di istruzione, formazione e lavoro attraverso una forte concentrazione su tirocini in azienda, accompagnati da incentivi all’assunzione e da un complesso di servizi per facilitare l’avvio di attività imprenditoriali e autoimprenditoriali sia con riferimento alla fascia di popolazione che potrà essere coperta grazie al Piano Regionale di Attuazione della Garanzia Giovani che già prevede risorse disponibili per 23 milioni di euro per il periodo 2014 – 2015, sia avendo riguardo  alla persone di età superiore i 29 anni che forse rappresentano il segmento più delicato del mercato del lavoro.

2. Elaborazione di un sistema di azioni specifiche per la ricollocazione dei lavoratori over 30 inoccupati e/o disoccupati con particolare riferimento :
– ai lavoratori espulsi dal mercato del lavoro ovvero in uscita  da imprese in crisi.
– a coloro che nel mercato del lavoro non sono mai entrati e non possono beneficiare delle opportunità connesse all’apprendistato.
– ai lavoratori over 50 che rappresentano un segmento delicatissimo  di persone spesso senza speranza di ritrovare un’occupazione.

3. Misure di sostegno alle imprese, puntando su:
– sostegno alle imprese che investono in innovazione, tecnologia e ricerca.
defiscalizzazione nei limiti delle competenze e della sostenibilità del bilancio regionale a fronte di imprese che incrementano i livelli occupazionali (riproporre la riduzione irap al 50% per le imprese che assumono come nel 2011);
– facilitare l’accesso al credito ed al mercato dei finanziamenti anche attraverso la sperimentazione di strumenti ed opportunità che facciano riferimento al mercato ed alle opportunità extra bancarie

4. Rafforzare il sostegno a  reti,  cluster ed aggregazione di impresa che investono su programmi di internazionalizzazione, innovazione, trasferimento tecnologico, ricerca e sviluppo dedicare specifiche linee di intervento  a progetti e programmi di investimento di grandi dimensioni; favorire la riorganizzazione manageriale delle imprese umbre sostenendo la consociazione, la messa in rete e l’aggregazione per accedere ai mercati esteri ed al credito.
– prevedere specifiche azioni per il sostegno alle imprese artigiane, del commercio dei servizi e del turismo
– incentivare i già esistenti fondi di garanzia per le micro imprese e favorire la creazione di un nuovo fondo di “rassicurazione” anche temporaneo che possa intervenire economicamente solo nelle situazioni transitorie di crisi, in particolare di liquidità, delle piccole aziende.

5. Rafforzare le funzioni e la struttura dei centri per l’impiego nel contesto del progetto di riforma contenuto nel disegno di legge di iniziativa del governo al fine di qualificarne l’operatività in un contesto:
– di coerenza con la struttura e  le competenze che essi svolgono in tutta Europa
– di integrazione intelligente con soggetti di matrice privata,  funzionale riduzione dei mismatch sul mercato del lavoro
– di tutela dei diritti essenziali delle  persone e dei lavoratori

6. Stipula di un accordo quadro regionale che attraverso la cooperazione tra le parti sociali definisca i punti per implementare la contrattazione collettiva di secondo livello, strumento utile per perseguire le esigenze di produttività, competitività e flessibilità delle aziende oltre che per attrarre investitori, specie dall’estero.

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